L'organigramma - booktrailer

22/04/2008














Il libro lo trovate gratuitamente su vibrisselibri e ora, grazie a Good Mood, potete ascoltarlo.


Tutto deve crollare

09/04/2008

On line su vibrisselibri Tutto deve crollare, di Carlo Cannella,  un romanzo che affonda nelle pieghe più torbide della società occidentale, un violentissimo pugno allo stomaco che fa riflettere sui mali del nostro tempo. Qui gratuitamente scaricabile.

«E perché credi invece che ti abbia permesso di rifugiarti in Brasile, eh? In nome dell’amicizia, l’ho fatto, dannazione, non immaginando nemmeno lontanamente che fosse marcia fino al midollo. Ed ecco qua il risultato: tutta questa gente calpestata e un mondo ancora più imputridito dalle tue bastardate. Ti rendi conto? È un peso che mi porterò sempre sulle spalle e che finirà con lo schiacciarmi. Come ho fatto a non accorgermi di niente, a essere così cieco?».

La risposta, probabilmente, la trova nel ghigno sadico con cui lo saluto. Mentre si allontana con un’espressione da bestia macellata, terrorizzata e stupita insieme da tanta crudele indifferenza, si fa sempre più insistente in me una sorta di provocazione. Mi trattengo a fatica dal prenderlo in giro, ma quando è ormai solo una macchia scura in fondo al viale, perduto nel grande oceano della propria sincerità, accarezzato dalla grande idea di un mondo di uguali, non posso fare a meno di dedicargli un pensiero irridente e osceno. C’è qualcosa di stonato nel tono e nel volume, eppure a me piace. È un invito ad aver cura di sé.

«Bevi pure il sangue dolce della redenzione, compagno, drogati del sapore della buona immagine. Addormentati nella sala d’aspetto di una stazione, accartocciati là intorno con la tua solita faccia pallida e deforme e il tuo groviglio di capelli grigi appiccicato in testa. E domani ricomincia pure a lottare per i diritti civili. Combatti contro lo Stato, il potere, lo sfruttamento dell’uomo sull’uomo. Renditi degno della tua natura. Onora veramente la vita, imbecille».


Una memoria fotografica

13/02/2008

Qualche settimana ho assistito alla prima personale di un amico, una mostra in cui ho avuto l'onore di comparire tra i raffigurati. Prima o poi ne dirò qualcosa in più e meglio, di tanto in tanto ci penso [fotografia come testimonianza, memoria e oblio, ricordi personali che si sovrappongono ai pixel di fotografie sgranate, titoli semplici che accostano persone, luoghi e un'azioni,  una memoria fotografica che paradossalmente nasconde i particolari]. Intanto lascio che sia le immagini a parlare


12/02/2008

Cammino in fretta, più del solito, come quando mi sono perso e sono in ritardo, perchè mi sono perso e sono in ritardo. Poco prima ero sceso dall'autobus, constatando che la mia fermata era passata da un bel pezzo. La via costeggia il muraglione della ferrovia, dall'odore dev'esserci un qualche spaccio di pesce, non di quello fresco. Tra un colpo di tosse ed un altro mi avvio all'appuntamento, in ritardo. Non sono mai in ritardo. Milano ho iniziato a sopportarla da qualche mese, dopo più di un anno di incomprensioni, screzi e fastidi. Perchè qui è tutto più difficile. Perchè è uno di quei posti posti in cui a sentirsi soli viene un freddo che assidera. Mentre cammino in fretta, al freddo, tossendo ogni tre passi e respirando a fatica, alzo lo sguardo e vedo una cosa insignificante, un ponte con due archi in mattoni, sporco e in rovina che mi appare lungo la strada. Ed è a quel punto che lo penso. Che anche questa città così complicata abbia un fascino tutto suo. Una bellezza ferita, trascurata, decadente, irresistibile. E che , forse, potrei iniziare a decidere di rimanere in questa città, dopo averci vissuto mio malgrado per un paio d'anni.


Altre recensioni

12/02/2008

Ancora altri miei scritti pubblicati di là. Un pittore che era un poeta; sculture anonime del quotidiano; quadri Zen Pop di un vecchio inviato di guerra; due protagonisti dell'arte concettuale degli anni Settanta; cambiamenti nell'ordine del sistema dell'arte; un Hangar fatto esplodere in un assordante battito di piatti. Mentre qui è comparsa l'amplificazione di una vecchia recensione.


O madre

04/01/2008

C'è qualcosa di familiare nelle parole di Ranier Maria Rilke. Qualcosa di una delicatezza infinita che riesce a penetrare in profondità e scavare un vuoto in cui abbandonarsi completamente, senza riserve, senza alcuna paura. Quelle qui sotto sono tratte da una citazione che ho or ora letto e che si trova qui nella sua versione più estesa. Le ricopio qui per segnalarle nuovamente e per non correre il rischio di perderle.

Vedi, i re giacciono irrigiditi e il narratore non riesce a distrarli con le sue storie. Sul seno beato della favorita serpeggia in loro l'orrore e li fa vacillanti e fiacchi. Ma tu giungi e tieni l'orrore dietro di te e lo copri completamente di te; non come un sipario che qua e là esso potrebbe sollevare. No, come se tu lo avessi oltrepassato, al grido di chi aveva bisogno di te. Come se tu fossi giunta molto al di là di tutto ciò che può sopravvenire, e alle spalle avessi soltanto il tuo accorrere qui, il tuo eterno cammino, il volo del tuo amore.


Buon Natale, con vibrisselibri!

24/12/2007


Un regalo di Natale da parte di vibrisselibri. 21 racconti scritti da vibrisselibrai e vibrisselibraie. Tra i tanti ce n'è pure uno mio.

Buon Natale e buona lettura!


Cinquant'anni in bianco e nero

19/12/2007


Uno stesso sguardo, un identico modo di mettere a fuoco i dettagli, di scrutare nella folla. Tanto che sono soltanto alcuni particolari, vestiti e oggetti, a tradire gli anni in cui sono presi gli scatti. Talmente tanto che, usciti dalla bella mostra ai musei civici del Santo, si fatica a credere che la scritta di quell'insegna in quel bar all'angolo sia stata cancellata, o che quel monumento sia stato spostato da chissà quanto tempo, o che quello scorcio semplicemente non esista più. Giovanni Umicini arrivò a Padova verso la metà degli anni Cinquanta e da allora non ha smesso di fissare in bianco e nero angoli e soprattutto volti e corpi dei passanti. Le sue foto si soffermano con ironia e sensibilità sulla poesia del quotidiano che attraversa le piazze e le strade, tra bancherelle del mercato e tavolini dei bar, portici e panchine. Estrae i singoli dalla folla, ne svela le malinconie e gli incanti, euforie e miserie, dà corpo e durata a effimeri incontri passeggeri, con attenzione a particolari di cui noi, distratti, non ci accorgiamo. Queste sue foto raccontano storie comuni che normalmente non passano alle cronache. E svelano un segreto: quello di una poesia incorruttibile, che rimane sempre la stessa, anche a cinquant'anni di distanza.


L'arma più efficace

17/12/2007

Molotov e sampietrini, chiavi inglesi, bombe e pallottole, omicidi, stragi, rapimenti. Lo scenario è questo. La storia quella di un'Italia in cui la politica si fa scontro e le strade si coprono di sangue. Il racconto parla solo di nemici e colpevoli, non di vittime e delle loro tragedie.



Una tragedia negata. Il racconto degli anni di piombo nella narrativa italiana di Demetrio Paolin è stato pubblicato on-line da vibrisselibri ed è gratuitamente scaricabile. Dal prossimo gennaio sarà nelle librerie per le edizioni Il Maestrale. Il booktrailer è stato realizzato da Grenar.


Gli occhi degli altri

15/12/2007


Ho letto un bell'articolo su Nazione Indiana. Parla di un giovane bellissimo che muore per amore di se stesso e per indifferenza verso gli altri, di una lettera di congedo talmente dolorosa da non poter essere capita senza l'intervento esterno e, più in generale, di un pirandelliano interrogarsi sul modo in cui siamo visti e di quanto il nostro vedere gli altri, e soprattutto ascoltarne le storie, possa influenzare ciò che siamo.

[La foto è stata scattata da AndreasC]


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27/11/2007


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