di dada (12/02/2008 - 16:57)

Cammino in fretta, più del solito, come quando mi sono perso e sono in ritardo, perchè mi sono perso e sono in ritardo. Poco prima ero sceso dall'autobus, constatando che la mia fermata era passata da un bel pezzo. La via costeggia il muraglione della ferrovia, dall'odore dev'esserci un qualche spaccio di pesce, non di quello fresco. Tra un colpo di tosse ed un altro mi avvio all'appuntamento, in ritardo. Non sono mai in ritardo. Milano ho iniziato a sopportarla da qualche mese, dopo più di un anno di incomprensioni, screzi e fastidi. Perchè qui è tutto più difficile. Perchè è uno di quei posti posti in cui a sentirsi soli viene un freddo che assidera. Mentre cammino in fretta, al freddo, tossendo ogni tre passi e respirando a fatica, alzo lo sguardo e vedo una cosa insignificante, un ponte con due archi in mattoni, sporco e in rovina che mi appare lungo la strada. Ed è a quel punto che lo penso. Che anche questa città così complicata abbia un fascino tutto suo. Una bellezza ferita, trascurata, decadente, irresistibile. E che , forse, potrei iniziare a decidere di rimanere in questa città, dopo averci vissuto mio malgrado per un paio d'anni.

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